Salire in macchina e trovarsi coinvolti in un gravissimo incidente, essere vittime impotenti di una violenta aggressione, assistere con orrore alle tragiche immagini di un’alluvione…

a seconda di come reagiamo, un evento traumatico può diventare una frattura nella vita di chi lo vive, può spaccare la propria esistenza in un prima e un dopo e a quel punto sono in molti a dire ”nulla sarà più come prima”.

Paura, orrore, senso di impotenza possono perdurare a lungo e l’evento traumatico viene costantemente rivissuto sotto forma di ricordi ricorrenti ed intrusivi, di sogni sgradevoli, di incubi, fino a veri e propri flashbacks con stati dissociativi. Compaiono così insonnia, irritabilità, difficoltà a concentrarsi e un’intensa reattività fisiologica alla esposizione a fattori scatenanti interni o esterni che simbolizzano o assomigliano all’evento traumatico.

Il Disturbo Post Traumatico da Stress è una manifestazione psicopatologica di consistente gravità, sovente a lungo termine, con sintomi in evidente relazione con l’esposizione a un evento traumatico. 

Non tutte le persone che vivono eventi stressanti sviluppano un DPTS.

La ricerca intervento effettuata al Centro di Terapia Strategica di Arezzo ha messo in evidenza come alcuni tentativi messi in atto con le migliori intenzioni per superare un vissuto traumatico finiscano invece a mantenere ed aggravare il problema, arrivando ad intrappolarci con le nostre stesse mani in un disturbo invalidante, il DPTS.

Le Coping Reaction Ridondanti, e cioè quelle modalità che ripetute complicano il problema invece che risolverlo, individuate dalla ricerca-intervento sono: 

-Cercare di controllare i propri pensieri per scacciare quei ricordi, quelle immagini, quelle sensazioni dolorose. Questo tentativo si ritorce contro come un boomerang: l’incubo di quell’evento invade e tormenta la mente, d’altronde già gli antichi sapevano che cercare di non pensare porta a pensare ancora di più.

-Evitare le situazioni connesse al trauma. L’evitamento via via si generalizza a qualunque esperienza possa ricordarlo e produce l’effetto di confermare quotidianamente la pericolosità di ciò che si evita, alimentando il terrore di essere nuovamente invasi da quelle sensazioni ed emozioni terribili.

-Il cercare aiuto nelle sue diverse forme, come il farsi accompagnare per assicurarsi l’immediato soccorso nel caso si venisse travolti dai ricordi; oppure la continua richiesta di rassicurazione o anche la vittimistica continua lamentela. Chiedere e ricevere continuamente aiuto ha l’effetto di rendere gli altri indispensabili, impedendo di procedere autonomamente al superamento del trauma. Il senso di incapacità di affrontare quanto è successo viene così costantemente rafforzato.

Chi giunge dal terapeuta portando con sé il grande fardello di un trauma, può non essere invaso solo dalla paura e dal dolore, ma anche da forte rabbia per quanto successo: il tentativo di cancellare quei ricordi ha finito solo per amplificarli.

Il terapeuta breve strategico, avvalendosi di un protocollo specifico di intervento che lavora sulle modalità di reazione fallimentari, scardina il circolo vizioso che mantiene ed alimenta il disturbo.

Compito del terapeuta, con la propria capacità di ascolto e le proprie competenze tecniche, è accompagnare in modo accogliente la persona a ripercorrere e rielaborare l’esperienza traumatica. L’intervento non è volto a cancellare l’evento ma a ricollocarlo nel passato, facendo in modo che non dilaghi più nel presente. Passare attraverso ai ricordi dolorosi per venirne fuori è il modo per riporre il passato in un cassetto, chiudendolo definitivamente a chiave. Il trauma non invaderà più il presente ma verrà definitivamente archiviato nel passato.

Citando R. Frost : “se vuoi uscirne, devi passarci nel mezzo”.

Bibliografia: Cagnoni F., Milanese R., Cambiare il passato. Superare le esperienze traumatiche con la terapia strategica. 

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